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Liu Xiaobo Premio nobel per la pace PDF Stampa E-mail

 Il 10 dicembre, come ogni anno, si consegna ad Oslo il premio Nobel per la pace. L'anno scorso suscitò molta eco nel mondo e a meritarlo, secondo la giuria norvegese, fu Barak Obama. Quest'anno la giuria ha scelto un pacifista attivista. Il cinese Liu Xiaobo, detenuto per attività politica avversa al regime di Pechino. Detenuto da 11 anni e privato non solo della libertà personale, ma anche della libertà più grande e più nobile, l'amore.

 A molti il premio è sembrato uno schiaffo alla Cina per la sua evidente ostinazione nel perseguire una politica di repressione del consenso, anche solo intellettuale. Ci sono in ballo anche equilibri diplomatici mondiali, nonché economici.

 La moneta cinese, per espressa volontà delle autorità cinesi, è sempre molto forte rispetto all'euro e allo stesso dollaro. forte è un modo di dire. In realtà sarebbe debole tanto da favorire ai cinesi, esportazioni e affari in tutto il mondo: quel mondo occidentale che vive una crisi economica davvero marcata, dagli USA e da noi, nella stessa Europa.

 Questo premio non sarà ritirato da Liu, non sarà neanche ritirato dalla famiglia, detenuta in patria non in carcera, ma dal diniego delle autorità cinesi a rilasciare un visto per il viaggio in Norvegia. La sedia del premiato sarà vuota, così come saranno vuote altre 19 sedie, di altrettanti paesi invitati che, in un modo formale e neanche tanto celato, hanno declinato l'invito per paura di ritorsioni minacciate dalla stessa Cina. 

  Questi paesi sono: Russia, Kazakhstan, Colombia, Tunisia, Arabia Saudita, Pakistan, Serbia, Iraq, Iran, Vietnam, Afghanistan, Venezuela, Filippine, Egitto, Sudan, Ucraina, Cuba e Marocco. 

  La Cina ha già messo in moto la sua propaganda politica in patria e anche all'estero, deprecando la premiazione di un dissidente e classificandola come provocazione e sgarbo.

 Come ho scritto l'altro giorno sul mio profilo in un post, solo una volta nella storia del nobel per la pace è accaduto che un regime ha impedito a un suo concittadino di ritirare questo premio. Era il 1935 e il regime di Adolf Hitler deteneva in carcere Carl Von Ossietzky, giornalista e politico pacifista tedesco di origine polacca insignito della prestigiosa onorificenza. Il premio non fu ritirato e le autorità del Reich rifiutarono sia di liberare Carl che di accettare il premio. Ossietzky, peraltro, era anche ammalato di tubercolosi, ma morì solo tre anni dopo.

 Oggi come allora, siamo di fronte a un regime al pari di quello nazista. Liu Xiaobo e Carl von Ossietzky sono uniti da un destino, un filo storico e metaforico unisce la luce della loro vita e del loro impegno per la pace in quel tenebroso e tetro spazio di una cella. La loro luce chiusa nelle tenebre dell'oppressione e della repressione di un regime.

 Ed è da questo ultimo accostamento, luce e tenebra che voglio lasciar il pensiero di Liu, uomo detenuto privato anche dell'amore e degli affetti più cari, come la famiglia e la moglie.

Ecco cosa scriveva il pacifista cinese il 30 giugno del 1997, in una lettera alla moglie:

 "Qual è la differenza tra la luce e le tenebre che spunta in superficie attraverso i miei occhi? Fessure, dal mio posto di ruggine.

 Non so dire se è il luccichio delle sbarre della cella, o il dio della natura. Là dietro quel muro quella dissidenza quotidiana rende l'arrogante Sole stordito come se finisse All'alba un vuoto grande tu, in un luogo lontano con notti d'amore conservate lontano".

 Non mi interessa la retorica del giudizio sul premio in sé, non mi interessa nulla se non scoprire l'arroganza e la presunta supremazia di un regime che vorrebbe dominare le menti libere e costringere la loro vita in una cella. Così come non mi interessa se una nazione è amica di un'altra o tesse trame diplomatiche e commerciali con chi gli conviene, mi interessa solo poter dire a 19 capi di stato cooptati e così umiliati che la luce delle loro politiche è solo luce riflessa e che cerca di farsi strada in un tenebroso e buio vortice di bassezza per un simile gesto.

Giuseppe Cavallo

 
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