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Seminario ONPS - Essere donna. Diritti e doveri nel tempo e nella società PDF Stampa E-mail

Osservatorio Nazionale Permanente sulla Sicurezza - Centro Formazione Studi e Ricerche

L’ONPS ha aderito alla Campagna degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite

Seminario ONPS - Roma 14 giugno 2010
"Essere donna. Diritti e doveri nel tempo e nella società"

Intervento di Laura Chiatroni Madrigali, Presidente Forza Popolare 

 


Siamo riunite qui a Roma oggi, donne diverse per percorsi di vita, di studi e professionali, sollecitate dall’Osservatorio Nazionale Permanente sulla Sicurezza a dare un nostro contributo, quasi a fare un punto della situazione dell’universo femminile in Italia alla luce dei profondi cambiamenti culturali e di abitudini sociali a partire dalla seconda metà del novecento con la conquista piena dei diritti civili, ed ancor più dalla fine degli anni sessanta con la conquista della libertà sessuale. Mi pare tuttavia che non si sia riusciti ancora ad individuare un punto di equilibrio, e ravviso in questo una criticità di non poco conto, fra il concetto di emancipazione delle donne, che -lo ricordo- ebbero la prima occasione di votare in Italia con le amministrative del 1946, e il concetto di valorizzazione della donna.

 Se in termini di emancipazione le idee sono sufficientemente chiare, non credo che sia altrettanto chiaro quale enorme importanza abbia la donna in quanto potenziale umano. Sono profondamente convinta che ci voglia più donna nella società, più donna nella politica, più donna nel sociale. Sono convinta che se si lasciasse più spazio alle donne, mediatrici dal polso fermo, assolutamente credibili e con una spiccata sensibilità insita nella loro natura, diverse problematiche in merito a gravi e annosi problemi quali ad esempio la guerra e la fame nel mondo troverebbero certamente altre e più fluide vie verso soluzioni che ora paiono irraggiungibili.

Per questa ragione esorto a sostenere ed aiutare le donne in tutto il mondo, particolarmente le donne di quei Paesi segnati dalla piaga del terrorismo, offrendo loro con slancio e generosità i mezzi per aiutare anch’esse nel loro proprio percorso di emancipazione, convinta di trovare in quelle gli interlocutori del futuro, che spero sarà il più prossimo possibile. Collaborare con esse perché si riesca a innestare nella loro cultura patriarcale sbilanciata verso il maschilismo, il germe fecondo della fiducia nella donna. Confido che l’opera e l’esempio di donne speciali come la regina Ranja di Giordania, armata del suo sorriso, della sua cultura e del suo garbo, potranno fare la differenza tutto il Medio Oriente stretto dalla morsa di un sanguinoso stillicidio che pare interminabile, con conseguenze pesanti anche per tutto il mondo occidentale.

In un’epoca, questa nostra, in cui si tenta continuamente di minare il cristianesimo colpendolo nei suoi simboli io penso a Maria, la madre di Gesù, che scelse proprio una località che si chiamava Fatima in Portogallo per dare segno di sé, onorando in tal modo Fāṭima bint Muhammad, detta anche Fāṭima al-Zahrāʾ (Fāṭima la Luminosa), quarta e ultima figlia di Maometto, l’unica che gli assicurò una discendenza e ricambiando la cortesia dell’ampio spazio, onore e risalto che il Corano riserva a Maria. Troviamo infatti nel Sacro Corano "E quando gli angeli dissero a Maria: o Maria! In verità Dio Ti ha prescelta e Ti ha purificata e Ti ha eletta su tutte le altre donne del creato. O Maria, sii devota al Tuo Signore, prostrati e adora con chi adora!" (Corano, 3: 42/43)
E ancora, in merito all’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele:"E nel Libro ricorda Maria, quando s’appartò dalla Sua gente lungi in un luogo d’oriente ed Essa prese, a proteggersi da loro, un velo. E noi Le inviammo il nostro angelo che apparve a Lei sotto forma di un uomo perfetto. Ella gli disse: "lo sono il Messaggero del Tuo Signore, per donarti un fanciullo purissimo." "Come potrò avere un figlio, rispose Maria se nessun uomo M’ha toccata mai, e non sono una donna cattiva?" Disse: "Così sarà. Perché il Tuo Signore ha detto: " Cosa facile è questa per Me, e Noi, per certo saremo di Lui un segno per gli uomini, un atto di clemenza Nostra: questa è cosa decretata." (Corano, 19: 16-21)
Credo che la Vergine Maria ci abbia dato un segno preciso apparendo proprio a Fatima, per chi crede e per chi non crede, una strada luminosa da percorrere, tutta al femminile, che potrà portare alla riuscita nella ricerca di questa pace di cui tutti sentiamo estremo bisogno, e ritengo che valga la pena di sforzarsi a percorrerla. A ben pensarci, forse in taluni casi la sostituzione del crocifisso con una immagine mariana potrebbe essere un giusto compromesso che non svilirebbe affatto la nostra religione e al contempo non urterebbe la sensibilità religiosa degli islamici, fermo restando che l'atteggiamento di prevaricazione di coloro che non intendono rispettare la sensibilità religiosa dei cristiani proprio in quell'Europa che nasce, è un dato di fatto, su radici cristiane, è a mio avviso deprecabile.

Venendo a noi, ritengo che sia urgente trovare quel punto d’equilibrio al quale ho accennato poc’anzi tra emancipazione della donna e valorizzazione della femminilità, poiché l’una non può e non deve escludere l’altra. Mi preme sottolineare come in Italia si vada impoverendo lo spessore umano e culturale, particolarmente nei giovani e giovanissimi, allorquando si è sostituito il diritto al lavoro con il diritto allo svolgimento del compito naturale della maternità che non si esaurisce certamente con il parto, ma al contrario lì inizia. Ricordo per averli vissuti gli anni ’70, dove le donne fuggivano da una famiglia-imposizione nella quale non trovavano una realizzazione di se stesse, dove erano bramose di quelle gratificazioni necessarie alla loro giusta autostima, dove il confine fra tradizione e modernità era netto e le libere scelte erano conquiste epocali.

Faccio allora riferimento all’art. 31 della Costituzione Italiana che recita:“La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”.
La valorizzazione della donna, di tutte le donne, non può non tener conto del nobile servizio sociale che rende colei che si occupa della propria famiglia. Per essere più esplicita, la scarsa presenza della figura femminile nella famiglia sta dando i suoi frutti e non si possono definire propriamente soddisfacenti sia sotto il profilo della qualità che della convenienza economica.
Nuovamente non è data dunque alla donna una possibilità di scelta ed essa è alle prese con nuovi obblighi quasi le fosse socialmente riconosciuto un proprio valore unicamente in quanto lavoratrice, che ugualmente però si ritrova a pesare marcatamente sulle risorse pubbliche.
A conti fatti, ogni donna che scegliesse di occuparsi personalmente della propria famiglia procurerebbe diversi vantaggi allo Stato ed alla famiglia stessa. Sarebbe quindi a mio avviso da verificare se non convenga, per ottimizzare i costi e le rese, mettere le donne che vorranno fare questa svolta tutta culturale nelle condizioni di indispensabile serenità economica, permettendo loro di scegliere se volersi dedicare a tempo pieno ai figli durante il loro primo triennio di vita, fondamentale per l’imprinting dei bambini, garantendo comunque loro il diritto al rientro nel mondo del lavoro al termine di questo triennio, sostenendole economicamente. Questa sarebbe una vera e concreta valorizzazione della maternità!
Piuttosto che parlare di bonus bebè o altro genere di interventi una tantum, io sono dell’avviso che la retribuzione delle madri possa rivelarsi una scelta innovativa e intelligente per uno Stato che intenda ottimizzare le risorse e i costi, ed investire sulle nuove generazioni.

Concludo facendo mie le parole di Papa Benedetto XVI: “La persona umana è il solo capitale che vale la pena di salvare".

 
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