| Intervista esclusiva a Laura Madrigali, Imprenditrice e Presidente di Forza Popolare |
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Finanza e Diritto del 22 marzo 2010 Intervista esclusiva a Laura Madrigali, Imprenditrice e Presidente di Forza Popolare http://www.finanzaediritto.it/canali-tematici.php?tag=Forza+Popolare Sono nata e cresciuta in Emilia-Romagna, dove si respira aria di laboriosità e concretezza, terra che diede i natali fra l'altro a Girolamo Savonarola, culla di ribellione propositiva ai soprusi e alle angherie. Madre già a 20 anni dopo ho dedicato la mia vita alla famiglia e al lavoro. La passione politica presente nel dna romagnolo si è concretizzata con la fondazione di Forza Popolare in risposta ad un deterioramento della vita politica italiana che ha causato sfiducia e disaffezione tali da indurmi a sentire la necessità sociale di impegnarmi in prima persona, in primo luogo come cristiana.
La politica di questa Seconda Repubblica è, se possibile, peggiore della Prima. Il deterioramento del rapporto Istituzioni-cittadini ha creato un vuoto che è necessario colmare a tutela della democrazia stessa. Forza Popolare dà voce alla maggioranza degli Italiani, quella moderata che non obbedisce a “scelte di campo” obbligate nel nome di una appartenenza ideologica. Le ideologie non hanno sbocco, non portano ad alcun futuro figlie come sono di un sinistro passato. In un mondo dove le ideologie sono crollate è necessario che risorgano gli ideali. Ad esempio pare che nessuno ricordi più che la nostra Repubblica è fondata sul lavoro. E’ l’articolo uno della nostra Costituzione (che qualcuno addirittura vorrebbe abolire o modificare in maniera sostanziale), e certamente i padri fondatori hanno inteso con questo sottolineare che il lavoro è condizione essenziale per ogni società civile, onesta e dignitosa. Il lavoro va quindi tutelato, favorito, agevolato. Tasse inique, difficoltà estrema ad accedere al credito, infrastrutture inadeguate, penalizzazioni burocratiche e mancanza di un piano di investimenti sono evidenti e hanno bloccato ogni forma di progresso nel nostro Paese. Siamo prossimi all’arretratezza se rapportati con molti Paesi occidentali.
Presentando proposte immediatamente realizzabili per sopperire alle carenze dello Stato proprio là dove sono più sentite: daremo occupazione, riformeremo il sistema pensionistico che non ha saputo far nulla di meglio che alzare l’età pensionabile sottraendo anni di lavoro -e di consumi- ai più giovani interrompendo il sistema di turnover, offriremo edilizia popolare, credito alle piccole e medie imprese e microcredito ai privati in stato di necessità, secondo le norme della finanza etica e solidale.
Una sinistra che, invece dei propri elettori, si premura di andare a rassicurare gli operatori finanziari della City di Londra prima di ogni tornata elettorale si commenta da sé. Che governi o sia all’opposizione si conferma utile solo a se stessa, è capace di inventarsi un reddito anche dall’obolo delle primarie e dei problemi degli Italiani parla solo in favore di telecamere. Uno dei vostri attuali progetti vi vede in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata. Avete anche promosso un’iniziativa su Facebook. Ce ne può parlare? Di cosa si tratta? Abbiamo promosso lo sciopero elettorale al sud, ma anche dal resto d’Italia ci sono pervenute adesioni. Siamo convinti che il sud sia volontariamente tenuto dal dopoguerra in uno stato di bisogno, ed è evidente come questo stato di bisogno torni utile a quanti mercanteggino i voti elettorali. Un sud che lavori, che produca reddito, che viva in pace libero dalle mafie sarebbe anche libero di abbandonare collaudate logiche clientelari. Si vendono voti di interi quartieri, condominio per condominio, addirittura pare che in occasione delle passate lezioni regionali la Digos abbia scoperto interi elenchi di disoccupati iscritti a sigle sindacali fatti oggetto di compravendita di voti. Senza la legittimazione del voto elettorale la criminalità organizzata non potrebbe mai piazzare propri uomini o persone comunque ad essa legate nei centri di potere. Senza potere politico, la criminalità organizzata non potrebbe mettere le mani sui fiumi di denaro degli appalti, né pilotare finanziamenti. Un esempio per tutti il recente caso del’ex Senatore Di Girolamo, tutti abbiamo appreso dai giornali che sarebbe stato intercettato mentre un boss della ‘ndrangheta, che gli ricordava con quali voti egli fosse stato eletto, lo apostrofava dandogli dello schiavo.
Sarò drastica, se me lo consente, così come drastiche saranno le decisioni da prendere. Ma non nei confronti dei pensionati, bensì nei confronti dell’INPS e di uno Stato che non è stato in grado di tutelare i propri cittadini sommergendoli in un debito pubblico che Bankitalia in febbraio 2010 ha quantificato in 1.795 miliardi di euro – con un aumento di 7 miliardi rispetto al precedente mese di gennaio- che di soli interessi passivi ci costa oltre 200 milioni di euro al giorno.
Un terzo degli Italiani ha superato la soglia della povertà. Un secondo terzo la varcherebbe con appena due mensilità senza stipendio. Essere precari oggi può essere una fortuna, se paragonati ai disoccupati. Dal settembre 2008 al settembre 2009 si sono persi 650.000 posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione fra i giovani fino a 24 anni si avvicina al 30%. A fronte di queste cifre, destinate come si sa ad aumentare per effetto dell’onda lunga della crisi, lo Stato italiano concede agli Enti Locali di destinare ingenti somme per favorire l’inserimento nel nostro tessuto sociale di stranieri. Può questo avere un senso, o piuttosto è un controsenso? Posto che qualunque lavoro purchè onesto è sempre un valore, sono convinta che se si smettessero di erogare alle sigle sindacali le somme destinate loro su ciascuna pratica di sussidio di disoccupazione per quegli stranieri che invece di cercare altro impiego sul territorio italiano tornano nel frattempo nei loro Paesi d’origine, se si controllassero in maniera seria e capillare le residenze di costoro che troppo spesso sono fittizie, e si smettessero di erogare alle cooperative i contributi a fondo perduto per favorire la riassunzione di categorie disagiate (stilate in modo che la quasi totalità degli appartenenti siano stranieri, così come pure quelle per l’assegnazione di case popolari), di posti di lavoro per gli italiani ce ne sarebbero molti di più. Non si può competere con la furbizia istituzionalizzata, la si può solo combattere facendo sentire la nostra voce e reclamando i nostri diritti che ci vengono per cittadinanza e piena appartenenza alla società italiana.
Oggi come oggi si stima che il sistema pensionistico potrà sostenersi a malapena altri trent’anni, vale a dire che un trentenne che inizia la sua attività lavorativa non ha la certezza di poter andare in pensione e nemmeno quando. Non parliamo poi del destino che attende i “nuovi disoccupati”, coloro che si ritrovano senza lavoro attorno ai 45-55 anni. Non parliamo neppure ci come se la passino le piccole e medie imprese, che con i loro pochi operai sono sempre state la colonna portante della vera economia italiana. Quante ne hanno lasciate fallire e chiudere, mentre si sono foraggiate con ogni sorta di interventi società cooperative a responsabilità limitata e cooperative sociali in uso alla politica per i propri interessi economici? Sarà da costoro, dai piccoli imprenditori, sani e senza grilli per la testa, senza appartamenti sulla Fifth Avenue né attici a Montecarlo, né ville da sogno costruite con i denari versati per finanziare la ricostruzione del dopo terremoto del Belice (42 anni, e ancora oggi, nel 2010, paghiamo…) che inizierà la nostra ripresa, il nostro riscatto. Forza Popolare busserà alle loro porte per coinvolgerli nel più articolato e concreto piano di autodifesa degli interessi dei lavoratori. Le grandi aziende, quelle che si sono fatte finanziare e rifinanziare molte volte per poi costituire capitali all’estero tramite conti cifrati di società off-shore, non ci interessano.
Una società che non trova risorse per investire nelle nuove generazioni è una società volta ad un rapido declino. |